Gli Angeli Bevono Birra

LE BIRRE DI SIEBTER HIMMEL
QUIS HOC: Tripel Speciale arriva Martedì 1 Novembre!!
Ultima nata in casa Siebter - di colore carico tendente all'ambrato. Al naso subito il calore e la corposità - al palato prevale un gusto dolce e pieno.
PRIUS: la bionda - birra chiara di ispirazione belga. Chiamata così perché è stata la prima birra studiata e poi realizzata dal Birrificio Siebter Himmel.Il profumo ricorda le "Begian Abby Ale" prevalentemente di frutta esotica, leggermente luppolata e poco alcolica per facilitarne la bevibilità. Grazie al suo corpo suadente si abbina perfettamente a piatti leggeri e carni bianche. Gr. alc.5,5 Grado Plato 14 IBU 30
- FLORIDA: la rossa - questa birra di è la fusione di due stili "Indian Pale Ale" & "Belgian Pale Ale" resa unica dall' utilizzo di materie prime provenienti dal Belgio. Colore ramato intenso, lascia percepire all'olfatto uno spiccato profumo floreale e agrumato per via di un abbondante luppolatura. Corpo deciso, sapore persistente - si abbina a piatti importanti e carni arrosto come pure ad essere sorseggiata come birra di meditazione. Gr. alc.6,5 Grado Plato 17 IBU 65
- LUPUS: la scura - di ispirazione inglese. Il nome deriva dal latino "per lupi, per tipi un po' tosti" quasi a mettere in guardia senza spaventare prima dell'approccio ad una birra tosta e impegnativa. Di colore scuro, lascia percepire all'olfatto un sentore di malto tostato non invadente, reso fresco "quasi balsamico" da una particolare luppolatura. Il corpo, tipico delle birre tipo porter, è denso, forte e suadente ma scorrevole e non ruvido. Il sapore conferito dai malti tostati si addice ad abbinamenti con carne grigliata, arrosti di maiale, goulasch e formaggi stagionati o anche ad una chiacchierata in compagnia. Gr. alc.6,2 Grado Plato 16 IBU 80
- RE-FLY: bionda di stagione - anche le api volano con noi! Come intuito questa birra è prodotta con aggiunta di Miele Varesino in piccole dosi che si integra perfettamente con i classici profumi della birra donandole una ricchezza olfattiva unica. Ottima l'impatto gustativo che cambia ad ogni sorso donandoci svariati sapori tra qui fiori di campo delle nostre zone. Molto versatile negli abbinamenti non si spaventa davanti a nulla. Gr. alc.5,5 Grado Plato 14 IBU 30
- in fermentazione . . . .
- RE-FLY 2: Ponto per 8 Dicembre
- Abbazia: le ricette sono quelle antiche dei monaci, di solito di abbazie belghe e olandesi. Si basa sull’antico metodo dell’alta fermentazione ed è ben strutturata, corposa e alcolica. Il colore va dall’oro carico fino al bruno scuro.
- Bière Blanche: birra belga a base di frumento, è di colore bianco, aspetto opalescente e gusto leggermente acidulo. Rinfrescante e aromatica, ha un’alcolicità di circa il 5%.
- Bitter ale: la tipica birra inglese. Colore ambrato, alcolicità contenuta (4%) e sapore luppolato. Esistono versioni best e special che sono più alcoliche.
- Lager: ogni birra a bassa fermentazione è genericamente chiamata lager. Di colore oro pallido, mediamente amara. Il nome deriva dal tedesco lager che indica i magazzini, le cantine in cui viene messa a maturare.
- Mild ale: tra le birre più diffuse in Inghilterra. È di colore ambrato abbastanza carico, si differenzia dalla bitter per essere più maltata e meno luppolata. È anche leggermente meno alcolica, con circa il 3,5%.
- Saison: stile ad alta fermentazione tipico del Belgio di lingua francese. È una birra fresca e ben luppolata con un’alcolicità tra il 6 e l’8%.
- Stout: birra nazionale irlandese ad alta fermentazione, scurissima, con una schiuma abbondante e cremosa color nocciola. Viene prodotta con orzo torrefatto e con l’aggiunta di caramello. Il gusto è spiccatamente amaro.
- Strong ale: stile diffuso principalmente in Belgio e Gran Bretagna. Di solito è una birra ambrata e piuttosto aromatica. Supera facilmente il 6% di alcol.
- Weissbier: birra tedesca di frumento. Schiuma abbondante, ha un profumo intenso, una buona frizzantezza, una discreta acidità e un gusto fresco. Contiene circa il 5% di alcol.
- Wheat beer: birra di frumento americana. Meno fruttata di quelle europee ma ugualmente fresca e frizzante.
COME SI PRODUCE UNA BIRRA ARTIGIANALE
Il grano viene macinato e miscelato con l’acqua, portato a temperatura viene filtrato e liberato dalle scorze del chicco. Il mosto viene portato ad ebollizione, durante la quale viene aggiunto il luppolo, dopodichè viene raffreddato e portato alla temperatura di fermentazione. All’interno dei fermentatori viene aggiunto il lievito al processo fermentativo.
Nelle birre ad alta fermentazione si aggiunge il Saccaromyces cerevisiae, meglio noto come lievito di birra, che lavora tra i 16 e i 23 gradi: dopo tre o quattro giorni risale in superficie, da cui il nome “alta fermentazione”, e viene recuperato.
Nelle birre a bassa fermentazione si usa invece il Saccharomyces carlsbergensis, che lavora a temperature più basse, tra i 5 e gli 8 gradi. A causa della temperatura inferiore questo lievito impiega più tempo a completare il suo lavoro, dopodiché tende a dividersi in due: grossi fiocchi che salgono verso la superficie e cellule di sfaldamento che si depositano sul fondo.
La birra viene fatta maturare in bottiglia o in fusti e quindi si versa con piacere in un bicchiere.
BIRRA PER CONVERSARE
Degustare una birra deve essere gioioso, procurare piacere. La nostra è una birra da bere in compagnia, una birra che va centellinata, sorseggiata tra una chiacchiera e l’altra.
Ci piace definirla “birra da conversazione” proprio perchè stimola l’aggregazione, il formarsi di amicizie, cosa che spesso aiuta a bere in quantità limitata in quanto è più facile eccedere per vincere la solitudine che non in compagnia.
LA TECNICA DI SPILLARE LA BIRRA
Inclinare il bicchiere sotto il rubinetto e far scendere la birra lentamente e senza interruzioni, fino a che la schiuma fuoriesce dall’orlo. Attenzione che il bicchiere non entri in contatto con il becco del rubinetto. Questa è la tecnica fondamentale per garantire una perfetta spillatura.
La tecnica bavarese: spillare la birra in piccole quantità, con una pausa tra una spillata e l’altra, per attendere che la schiuma si riduca. Alla fine, un bel colpo per formare un bel volume di schiuma.
LA TEMPERATURA DI SERVIZIO
Per gustare in pieno gli aromi della birra è fondamentale sapere che ogni tipologia richiede la sua temperatura che all’incirca sale con l’aumentare della corposità e del grado alcolico della birra. Quindi, per le chiare leggere come le lager o le pils servire a 5-7 gradi; per le fruttate e quelle aromatiche e di medio corpo, 7- 9 gradi; bitter ale, brown ale o le stout avranno bisogno di 10 gradi; strong ale, doppelbock e birre bianche necessitano di temperature leggermente superiori, sugli 11 gradi; per le scotch ale e barley wine i gradi saranno 12-13, mentre birre particolarmente ricche e forti, come trappiste e abbazia necessitano almeno di temperature intorno ai 10 gradi, ma in genere è preferibile servirle a non meno di 14 gradi se non intorno ai 18.
La temperatura di servizio influisce anche sulla schiuma: se troppo fredda la birra produrrà poca schiuma, mentre una birra a temperatura troppo alta ne produrrà in eccesso.
LA STORIA DELLA BIRRA
Non si sa con esattezza dove sia nata la prima birra: in Mesopotamia o in Egitto, nelle isole Orcadi o a Malta. È comunque molto probabile che il fenomeno della fermentazione sia stato scoperto casualmente in diverse parti del mondo più o meno nello stesso periodo. Differenti però sono stati i modi di sviluppare la bevanda. In Mesopotamia la birra rappresentava addirittura una quota della retribuzione dei lavoratori. Già in quel periodo si distinguevano birre diverse che avevano nomi diversi a seconda del cereale col quale venivano prodotte: le sikaru erano d’orzo, le Kurunnu di spelta. Si dice che la dea della vita Ishtar traesse la sua potenza dalla birra, che nemmeno il dio del fuoco Nusku poteva estinguere. Analoga importanza aveva la birra in Antico Egitto. Fin dall’infanzia si abituavano i sudditi dei faraoni a bere questa bevanda, considerata anche alimento e medicina. Di birra si parla anche nei sacri libri del popolo ebraico, come il biblico Deteronomio e il Talmud. Nella festa degli Azzimi, che ricorda la fuga dall’Egitto, si mangiava per sette giorni il pane senza lievito e si beveva birra. Inoltre questa bevanda è regina durante l’annuale festività del Purim, considerata la più popolare dagli ebrei.
La Grecia pur essendo produttrice di vino consumava parecchia birra. Si trattava di prodotti d’importazione, per lo più fenici. Durante lo svolgimento dei giochi olimpici quando non era ammesso il vino, la birra era la bevanda alcolica per eccellenza.
Anche Etruschi e Romani erano produttori di vino, ma alcuni importanti personaggi della loro società diventarono accaniti sostenitori della birra, come ad esempio Agricola, governatore della Britannia, che tornato a Roma nell’83 D.C. si portò tre mastrobirrai da Glevum (l’odierna Gloucester) e aprì il primo pub della nostra Penisola.
I Germani e i Celti erano assidui consumatori di birra, I primi organizzavano feste, come ad esempio la Wappentanz, una crudele danza delle spade dedicata al dio Thyr, al termine della quale i sopravvissuti si dedicavano ad abbondanti libagioni.
I Celti si erano stanziati principalmente in Gallia e in Britannia, ma la loro straordinaria civiltà venne sviluppata principalmente in Irlanda. Infatti la nascita del popolo irlandese è dovuta, seconda una leggenda, ai Fomoriani, creature mostruose dal becco aguzzo e dalle gambe umanoidi che dovevano potenza e immortalità al segreto della fabbricazione della birra, che fu loro sottratto dall’eroe di Mag Meld, una specie di Prometeo irlandese.
Nel Medioevo la birra venne diffusa soprattutto per merito dei monasteri che tra l’altro, introdussero alcuni nuovi ingredienti, tra i quali il luppolo. Anche in Gran Bretagna la birra, chiamata ale, venne usata nelle feste come Church-Ale, prodotta dalle massaie inglesi e messa a disposizione delle feste parrocchiali, dove veniva venduta e il ricavato era un contributo per la manutenzione di chiese e conventi britannici.
Nei tre secoli dopo la scoperta dell’America in tutta l’Europa si svilupparono numerose tipologie birrarie, tutte basate sull’alta fermentazione. Verso la metà del secolo scorso a seguito di studi specifici sul lievito, si giunse alla produzione di birra a bassa fermentazione, che oggi è il metodo più praticato nel mondo. Adottando temperature più basse per fermentare, utilizza impianti produttivi tecnologicamente più avanzati che in passato. Inoltre viene usato un lievito diverso rispetto alle birre tradizionali, chiamato Saccharomyces carlsbergensis, dal nome dalla birreria danese che per prima ne isolò il ceppo.
Generalmente le birre a bassa fermentazione risultano di aroma più delicato. Inoltre vanno servite a temperature più fresche e richiedono un bicchiere che non disperda gli aromi. Oggi, nonostante le birre a bassa fermentazione siano sicuramente le più bevute, va notato che esiste anche una controtendenza di nicchie di mercato che ricercano le birre tradizionali, le cui ricette si perdono nella notte dei tempi.
